La responsabilità del progettista

Responsabilità del progettista nei casi di concessione edilizia .

IL progettista deve rappresentare, negli elaborati progettuali, esattamente la situazione reale e di rispondenza agli strumenti attuativi vigenti, avanzando la Dichiarazione di Inizio Attività solo se l’opera che intende eseguire corrisponde esattamente a tutti i requisiti di legge, previsti dal Piano Regolatore Generale , Regolamento Urbanistico o altro, del Comune interessato: inoltre gli elaborati devono rispondere anche a quei vincoli che i numerosi Enti preposti pongono sul Territorio.

Vediamo ora da dove nasce tale “affermazione”

Il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia” (DPR 6 giugno 2001, n° 380 -supplemento Gazzetta Ufficiale 20 ottobre 2001n° 245) all’articolo 23 cita testualmente:

1. Il proprietario dell’immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attivita’, almeno trenta giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia, accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici adottati o approvati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonche’ il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.

2. La denuncia di inizio attività e’ corredata dall’indicazione dell’impresa cui si intende affidare i lavori ed e’ sottoposta al termine massimo di efficacia pari a tre anni. La realizzazione della parte non ultimata dell’intervento e’ subordinata a nuova denuncia. L’interessato e’ comunque tenuto a comunicare allo sportello unico la data di ultimazione dei lavori.

3. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.

4. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all’amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dall’esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.

5. La sussistenza del titolo e’ provata con la copia della denuncia di inizio attivita’ da cui risulti la data di ricevimento della denuncia, l’elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l’attestazione del professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente necessari.

6. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza di una o più delle condizioni stabilite, notifica all’interessato l’ordine motivato di non effettuare il previsto intervento, e, in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza. E’ comunque salva la facoltà di ripresentare la denuncia di inizio di attività, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia.

7. Ultimato l’intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformita’ dell’opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attivita’.”

 

Molto importante risulta quindi essere il suddetto comma 6 dell’articolo 23, in quanto , in caso di riscontrata falsità di una delle condizioni stabilite, il dirigente o responsabile dell’ufficio comunale preposto, deve forzosamente informare l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza del progettista. Lo stesso comma lascia salva la facoltà di ripresentare la DIA una volta che è resa conforme alle normative vigenti. Una falsa attestazione del progettista può riguardare tanto gli atti grafici, la relazione di asseveramento o il collaudo finale con il quale lo stesso progettista attesta che l’opera è conforme al progetto presentato ed approvato.

Ora vediamo alcune sentenze di Cassazione

Sentenza n° 28267 del 10-07-2008.

La Corte di Cassazione ha affermato che la responsabilità del progettista abilitato che redige la relazione allegata alla Denuncia di Inizio Attività (D.I.A.) non si limita all’asseverazione in tale documento del rispetto delle norme urbanistiche ed in materia di sicurezza, igiene e sanità, ma si estende soprattutto al controllo del rispetto di tali disposizioni nel corso del’esecuzione dei lavori. Nella fattispecie la Corte ha richiamato il disposto dell’art. 23 del D.P.R. 380/2001, secondo cui la D.I.A. è corredata dall’indicazione dell’impresa ed accompagnata inoltre dagli opportuni elaborati progettuali e da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato che asseveri che le opere da realizzare sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie. Responsabilità del progettista per false dichiarazioni

Sentenza n° 27699 del 16-07-2010

La Corte ha chiarito che ai sensi del combinato disposto degli artt. 23 e 29 del D.P.R. 380/2001 il progettista ha un duplice obbligo: • redigere una relazione preventiva in cui si assume l’onere di asseverare tra l’altro la conformità delle opere agli strumenti urbanistici approvati e la mancanza di contrasto con quelli adottati e con i regolamenti edilizi; rilasciare al termine dei lavori (ove non lo faccia un altro tecnico) un certificato di collaudo circa la conformità di quanto realizzato al progetto iniziale. Inoltre la responsabilità del direttore dei lavori per la difformità delle opere edificate rispetto a quelle contenute nel progetto iniziale allegato alla DIA rafforza il valore della relazione del progettista, che integra la dichiarazione stessa di inizio attività, come atto dotato di piena autonomia e di valore pubblicistico: solo un atto definitivo ed in sé compiuto può originare la responsabilità penale.Ne consegue che la costruzione della DIA come atto a controllo successivo rafforza il concetto di delega di potestà pubblica al soggetto qualificato, con la dichiarazione del progettista che assume quindi valore sostitutivo e certificativo.

Sentenza n° 1208 del 16-02-1996

Sulla delimitazione della responsabilità del progettista la giurisprudenza della Suprema Corte ha chiarito che “Nel caso in cui il contratto d’opera concerna la redazione di un progetto edilizio destinato all’esecuzione, tra gli obblighi del professionista rientra quello di redigere un progetto conforme, oltre che alle regole tecniche, anche alle norme giuridiche che disciplinano le modalità di edificazione su un dato territorio, in modo da non compromettere il conseguimento di un provvedimento amministrativo che abilita all’esecuzione dell’opera, essendo questa qualità del progetto una delle connotazioni essenziali di un tale contratto di opera professionale; per cui gli errori di progettazione concernenti la mancata adeguazione degli edifici previsti dalla normativa vigente, compromettendo il rilascio della concessione, non possono che costituire inadempimento caratterizzato da colpa grave e quindi fonte di responsabilità del progettista nei confronti del committente per il danno da questi subito in conseguenza della mancata o comunque ritardata realizzazione dell’opera” .